Alida – 56 anni

La vita non è più un campare, è un Vivere

31453486753_0dff93d590Ero proprio affranta. Il vuoto che portavo dentro di me era grandissimo e non sapevo più come colmarlo.

Quel vuoto c’era sempre stato nella mia vita e lo riempivo con il lavoro e questo mi faceva sentire brava perché mi prendevo cura della mia famiglia. Il mio riguardo verso la famigli piaceva al mio marito e mi sentivo amata. Quando ho smesso di lavorare la depressione ha avuto la meglio su di me. Più tempo avevo e più il vuoto cresceva dentro di me. Non l’accettai, perché non volevo finire come mia madre. Lei è bipolare e prende delle medicine da 25 anni, ormai ne è dipendente.  Il nostro rapporto era insostenibile. E’ sempre stata una madre debole e insicura e mi arrabbiavo spesso con lei. Non l’amavo abbastanza e la incolpavo di tutti i miei problemi.

A modo mio credevo in Dio, ma non andavo mai in chiesa, per me era tempo perso, perché non mi faceva sentire niente. Un giorno ci sono andata con una persona a cui tengo molto, per accompagnarla. Durante quella messa, la lettura della Parola di Dio mi colpì il cuore. Ho pianto un pianto liberatorio e ho pensato, ‘Qui c’è quello che sto cercando. ’ Una volta a casa non ci pensai più finché qualche mese dopo non ci tornai di nuovo, sempre per accompagnare qualcuno. Successe la stessa cosa: quando veniva letta la Bibbia, piangevo. Capivo che avevo bisogno di Dio. Sono tornata in chiesa da sola per confessarmi e prendere la comunione. Ho parlato con il prete e gli ho detto che volevo conoscere Dio e ho chiesto il suo aiuto. Mi ha risposto, ‘Vabbene, non so se riesco, ma proviamo. ’ Ho iniziato ad andare in chiesa ogni domenica, ma capivo poco di tutto ciò che veniva letto, quindi chiedevo il significato al parroco che, purtroppo, non sapeva bene come spiegarmelo. Per cinque anni, ho provato di cercare Dio in quel modo. Sono perfino andata a Fatima e Medjugorje, perché il parroco mi consigliava di avvicinarmi alla Madonna, dicendo che funzionava per tante donne. Ma non riempiva per niente il mio vuoto e alla fine mi suggeriva di andare dal dottore.

Evitando sempre le medicine, ho provato un’altra strada ancora: la kinesiologia. Subito dopo la prima seduta, mi sono sentita molto meglio. La signora mi diceva che c’era uno squilibrio tra il mio corpo e la mia psiche. Mi ha fatto parlare, mi strofinava il braccio, sussurrava frasi da un libro, mi diceva di eliminare la farina e di prendere degli integratori vegetali. Ma dopo qualche giorno il malore ritornava, quindi ci riandavo. L’ho fatto per circa tre mesi, andando da lei anche due volte a settimana. Ho smesso perché la depressione era ormai tornata in pieno.

Poi un giorno, quasi sette anni fa, ho deciso di diventare una brava figlia. Ho portata mia madre in palestra, dove lei voleva andare già da tempo. Invece a dire che non ce l’avrebbe fatta, come al solito, l’ho accompagnata e aiutata. Lo stesso giorno ho incontrato un’amica che mi chiedeva, ‘ Come stai? ’

‘Male. Sto soffrendo. Non so più cosa fare. ’

‘Senti, un mio amico mi ha dato un biglietto di due persone che conoscono Dio. Vorresti andarci? ’ mi ha chiesto.

‘Ma certo. Farei qualsiasi cosa. Basta che non siano degli stregoni e che non mi piglino tanti soldi. ’

Ci siamo andate insieme. Quelle persone mi hanno spiegato che per conoscere Dio doveva aprire il mio cuore a Gesù. Mi hanno raccontato che Egli è morto per pagare il prezzo che avrei dovuto pagare io per i miei peccati. Che è risorto e vive, che vorrebbe diventare il mio Re. Che ha mandato il Suo Spirito Santo che avrei ricevuto dentro di me se avessi sottomesso la mia vita a Gesù. Ho pregato insieme a loro. Inizialmente non sentì nessuna differenza, ma volevo tanto che cambiasse qualcosa, quindi seguì tutti i loro consigli. Le prime settimane ci tornavo quasi ogni giorno. Mi parlavano con tanto amore e tanta pazienza e mi dettero un libro, ‘Scacco Matto’ di John White. Un giorno, dopo due settimane dal nostro primo incontro, stavo sul letto, mi sentivo a pezzi. In quel libro lessi qualcosa che mi toccò: “Dio è nostro Padre, mi ama ed è contento di ascoltare le mie preghiere, come lo è normalmente un genitore quando il proprio figlio gli chiede aiuto.” Visto che sono mamma di due figlie che amo tantissimo, all’improvviso ho capito chi fosse veramente Dio. Ho gridato, ‘Babbo! ’ e ho sentito come se crollasse un muro intorno al mio cuore. Una liberazione. Ho capito che in quel momento Gesù è entrato nel mio cuore.

Dopo è cambiato tutto. E soprattutto sono cambiata io stessa, per esempio il mio modo di pensare e di (re)agire. La depressione se n’è andata subito. Ho sentito come Gesù vive ed è con me. Si manifesta in tanti modi nella mia vita. E’ un cammino che voglio affrontare con Lui al mio fianco. I problemi ci sono ancora, ma li affronto in un altro modo, con fede e fiducia in Dio. Ci sono ancora gli attacchi, ma adesso so da dove vengono. Perché non ho soltanto conosciuto Gesù, ma mi sono anche resa conto che esistono le tenebre. A volte la depressione vuole ritornare con pensieri negativi, ma ora la combatto con la verità. So chi sono, sono una figlia di Dio!

© Jörg Jahn | Dreamstime Stock Photos

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Con Gesù la vita è meravigliosa. La vita non è più un campare, è un Vivere. Tutto si può superare. La mia vita ha uno scopo. Sono importante per Dio. Quando seguo Gesù in pienezza, posso cambiare il mondo. Ogni giorno cerco di stare in comunione con Gesù per crescere, per essere luce. Non è un impegno, è un desiderio. Voglio vedere che la gente intorno a me esca dalla loro vita misera, che diventi felice e fiduciosa come me. Non ho più il bisogno di piacere alle altre persone per sentirmi stimata; voglio renderle contente perché le voglio bene.

Ammetto che non è sempre facile. C’è una lotta nella mente. Quello che voglio io è il contrario alla volontà di Dio. Devo farmi piccola affinché Egli diventi più grande dentro di me, perché so che vivo in pace soltanto quando cammino nella Sua volontà.

Guardando indietro capisco che tutto sia iniziato quando ho deciso di trattare meglio mia madre. In quel momento io ho iniziato a seguire Dio davvero. Ora capisco che se avessi continuato a portare dentro il mio cuore amarezza e giudizio nei confronti di mia madre, ora non sarei arrivata dove sono. Dio ci dice di onorare i nostri genitori. Non è un caso che lo stesso giorno incontrai l’amica che mi aveva indicato la strada.

La religione, come la vivevo prima, non mi ha fatto conoscere Dio. Andavo in chiesa per pregare, perché pensavo che fosse la casa di Dio. E’ vero che è stato lì che la verità della Sua parola ha toccato il mio cuore. Infatti ciò che Dio voleva era il mio cuore. Adesso vive in me – sono io la Sua casa.

photo credit donna triste: Neil. Moralee Clouds in my coffee. via photopin (license)