I due figli perduti

 
 
 

Quasi ognuno definisce il peccato come il trasgredire di un elenco di regole. Gesù, però, ci mostra che un uomo che ha violato nessuna regola morale può essere altrettanto spiritualmente perduto come la persona più dissoluta e immorale.

Uno dei racconti più famosi di Gesù è la parabola del figlio prodigo (Luca 15). Di solito la usiamo per capire quanto sono grandi l’amore e la grazia di Dio verso il figlio prodigo, il peccatore. Ma la parabola descrive due tipi di gente perduta, non solo uno. La maggior parte delle persone è in grado di identificare lo smarrimento del “figlio prodigo”, il fratello minore nella storia di Gesù, che prende la sua eredità presto e la sperpera a una vita dissoluta. Tuttavia il fratello maggiore nella parabola non è meno perduto.
Gesù usa i fratelli a rappresentare le due vie fondamentali che la gente intraprende per trovare la felicità e l’appagamento: la via di conformità morale e quella di scoperta di sé. Entrambi i fratelli sono dalla parte del torto. Perché? Perché l’orgoglio e la giustificazione di sé sono spiritualmente altrettanto pericolosi come l’immoralità lasciva; anzi, i peccati del fratello maggiore sono spesso più pericolosi, più insidiosi e sottili. Il fratello maggiore cerca di fare il suo “dovere religioso” attraverso il rispetto di certe regole, formule religiose, comportamenti, ecc attraverso cui ritiene compiacere al padre. Le sue motivazioni non provengono da un cuore pieno di amore e di riconoscenza per il padre, ma dal desiderio di compiacere se stesso, impressionare gli altri e alla fine per ottenere qualcosa dal padre. Vuole essere giusto, ma non ha mai sperimentato la realtà del perdono e dell’amore del padre. Anzi, rifiuta la supplica del padre di entrare in casa, così sicuro dei suoi diritti di “figlio buono” e offeso dall’amore che il padre mostra per il “figlio cattivo”. Troppo spesso, il nostro senso di frustrazione nella vita è l’indicazione che condividiamo il punto di vista del fratello maggiore: abbiamo fatto la nostra parte, ci meritiamo di più da Dio.Gesù, infatti, indirizza questa parabola a entrambi i relativisti morali e i moralisti religiosi, dimostrando che questi ultimi sono altrettanto perduti quanto i primi. Il peccato non è solo infrangere le regole; è mettersi al posto di Dio, come Salvatore, Signore e Giudice, proprio come ogni figlio ha cercato di spostare l’autorità del padre nella propria vita. Sia che ci siamo dati per la ribellione aperta, sia per l’orgoglio della giustificazione di sé, abbiamo bisogno di buttarci soltanto sulla grazia di Dio. Attraverso la Sua grazia ci è data la speranza e l’invito alla grande festa presso la casa del Padre, il simbolo della pienezza della presenza di Dio nell’eternità celeste che ci aspetta. Dio è misericordioso di darci le esperienze di quella residenza futura già nella nostra vita terrestre. Possiamo vivere la Sua grazia ogni giorno e godere la Sua presenza amorevole che ci accetta così come siamo, per farci crescere nella somiglianza del vero Fratello maggiore, Gesù Cristo.(Tratto da “The Prodigal God” -.Tim Keller, 2008, Dutton, Penguin Group (USA) Inc. New York, U.S.A.)

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