Madre (50 anni) e figlia (20 anni) – Sorelle in Cristo

Due anni fa, una madre (50 anni) e sua figlia (20 anni), di tradizione cattoliche, hanno scoperto un altro cristianesimo. Come vivono la loro nuova fede, come reagiscono le persone intorno a loro, come è il loro rapporto?

Come è iniziato la vostra ricerca di Dio?

Figlia: Sono stata sempre sensibile e piangevo spesso per la sofferenza degli altri. La gente mi chiamava fragile, io mi vedevo debole. A diciassette anni mi sono sentita tanto sola, vuota e inferiore. Le esigenze del mondo, in cui divertimento e possesso sono importanti, mi opprimevano. Non sapevo niente di un Dio vivente. La messa domenicale era soltanto un’opportunità per incontrare amiche. Poi una sera mi sono sentita molto giù. Mi sono guardata nello specchio e ho implorato, piangendo, di esser lasciato in pace. Era come se qualcosa uscisse da me. L’indomani i miei compagni di classe mi chiesero che cosa mi fosse successo; ero tutta radiosa. Poco dopo la mamma incontrò un uomo che le raccontava di Gesù e andammo insieme ad uno studio biblico. Nel momento in cui quell’uomo – un pastore – mi disse, ‘Gesù sta bussando al tuo cuore, ’ ho sentito davvero toc toc, e mi sono subito arresa a Lui. Era come se io fossi arrivata a casa.

Madre: (ingoiando le lacrime): La maggior parte della mia vita sono stata al servizio di altri che tante volte mi hanno trattata male. Spesso sembrava che mi trovassi in un angolino della vita, mentre la gente intorno a me si godeva la vita in pieno. Ma nonostante le difficoltà e il dolore, ho sempre sentito nella mia vita una Presenza divina che mi incoraggiava e consolava. Mi identificavo in Gesù come era appeso alla croce nella cucina di mia madre, nella Sua sofferenza che per amare degli altri si fece crocifiggere. E così per aiutare e farli star bene soffrivo io. Una cosa strana era che quel Gesù appeso alla croce non lo associavo alla Presenza che sentivo. Per conoscere quella Presenza ho intrapreso delle strade che non mi hanno portata da nessuna parte, come reiki e yoga. Ad un certo momento ho pensato che quella Presenza fosse un frutto della mia fantasia. Mi sono sentita ‘diversa. ’ Ho voluto vivere una vita ‘normale. ’ Finché non ho scoperto chi è Gesù davvero.

Quale è stata la sorprese maggiore dopo la vostra nuova nascita?

F: Che Gesù vive, mi ama e vuole parlarmi. Che Egli è un Dio personale. Con Lui vivo sempre con l‘aspettativa che il più bello deve ancora venire. Ha sempre una cosa migliore per me. Quella speranza mi rafforza anche nei momenti tristi e difficili.

M: Quando Gli ho permesso di entrare veramente nella mia vita. Inizialmente facevo resistenza, quando ancora io non Gli lasciavo il timone. Dopo un anno mi trovai in una situazione impossibile. Adulterio aveva rovinato la base del mio matrimonio. Mio marito mi umiliava sempre, soprattutto la mia spiritualità. Avevamo una ditta insieme, ma con pochi redditi e debiti alti. Alla fine ho lavorato molto da sola, quindici ore al giorno, sette giorni a settimana. Sfinita, ho detto a Dio, ‘Vabbè, fai tu. ’ Con preghiera, pazienza e fiducia, ma senza aspettative specifiche. Entro un anno, la ditta era venduta, i debiti erano pagati, e mio marito e io ci siamo separati in armonia. Era come se mi fossi svegliata da un incubo. C’è ancora tanto da fare, anche nell’ambito relazionale, ma ciò che domina è un immenso sollievo.

Come hanno reagito le persone intorno a voi alla vostra nuova fede?

M: La mia resa completa e la mia tranquillità durante quest’anno turbolente hanno irritato tante persone. Si sono arrabbiate, anche mio marito è rimasto sconvolto. A proposito, lui si sta avvicinando alla fede adesso – questo lo poteva fare soltanto Dio! Per le mie sorelle e i miei genitori, radicati nella tradizione religiosa, sono ancora quella donna strana. Comunque vengono a me per condividere i loro problemi e a volte mi chiedono addirittura di pregare.

F: Ero fidanzata quando ho accettato Gesù. I cambiamenti dentro di me mi rendevano felicissima, ma il mio ragazzo non era affatto contento. La mia fede diventava un ostacolo e dopo qualche mese ci siamo lasciati. Dei miei coetanei sapevo che erano alla ricerca di uno scopo per cui vivere. Da subito mi sono sentita spinta a raccontargli del mio rapporto con Gesù e ho notato che le mie parole gli toccavano il cuore. Era più difficile con i parenti. I miei nonni, zii e le mie zie mi giudicavano, ma dall’altra parte forse anche io li giudicavo. Mi sentivo superiore perché io al contrario di loro avevo trovato la verità. Quest’attitudine mi impediva di risplendere la luce di Dio. Adesso semplicemente li amo e si aprano di più con me. Comunque la cosa più importante è che sono figlia di Dio. Qualunque cosa gli altri pensino di me, non mi tocca. E voglio anche sottolineare a mia madre: sei una figlia bellissima di Dio e non importa che cosa hai vissuto e come gli altri ti vedono.

Se guardi al mondo intorno a te, che cosa ti preme di più?

F: I giovani che si sono persi, legati da problemi emozionali, da traumi o da un senso d’inferiorità. Trovano finte soluzioni nella droga, nell’alcool, nei soldi, nel sesso… e si impantana sempre di più. Anche la corruzione, l’ingiustizia e la violenza mi premono. E disastri naturali.

M: Sono d’accordo con mia figlia. Nello stesso momento mi rendo conto che ci troviamo in un periodo di transizione. Credo nella potenza della risurrezione di Gesù. Sono sicura della Sua vittoria e non vedo l’ora di collaborare con Lui.

Come ti vedi tra due anni?

M: Piena dello Spirito! Voglio essere una lavoratrice a tempo pieno per Dio, proclamare il Suo Regno, esclamare che con Lui la vita può cambiare, non in quantità ma in qualità. Voglio diffondere un’epidemia che porta Vita, come la Vita di Dio che è dentro di me.

F: Vedo me stessa tra i giovani, in gioia, mi vedo correre, ridere e servire. Non come una donna con delle responsabilità tradizionali, ma come figlia di Dio, cresciuta nel mio rapporto con Gesù. Vorrei tanto andare all’estero per incontrare nuove persone, conoscere culture diverse, espandendo così la Sua influenza attraverso di me.

Come è condividere la fede tra madre e figlia?

F: E’ una benedizione che condividiamo la stessa spiritualità, le stesse ambizioni. Comunque abbiamo ancora delle liti tipiche tra mamma e figlia. Anche se sono più brevi e dialoghi da quando conosciamo Gesù.

M: Facciamo tante cose insieme per quanto riguarda la fede. Ma mi sento ancora la mamma che deve porre delle regole e correggere. Soprattutto nell’ambito domestico.

F (ridendo): Sono molto disordinata.

M: Il fatto che condividiamo la fede non l’esonera dalle faccende quotidiane. Ma per il resto la sostengo in tutto. Credo in lei e nei suoi talenti, nella sua profondità. Ormai ho rinunciato all’idea che prima o poi diverrà una casalinga ordinata (adesso ride anche lei).

F: Abbiamo un rapporto aperto. Ho sempre potuto dire tutto alla mamma, anche durante l’adolescenza.

Avete dei consigli per altre mamme e figlie?

M: Siamo madre e figlia, ma siamo anche sorelle nella fede. Non ho delle aspettative specifiche per il suo futuro, perché so che Gesù la guida. Questo mi dà pace.

F: Siamo una famiglia, ma più importante ancora: siamo individui. I genitori non dovrebbero forzare un figlio per fargli compiacere le loro aspettative. Dio ci insegna di non aspettarci nulla dagli altri, ma soltanto di dare. Ognuno percorre la sua strada e possiamo fidarci della Sua guida. Per il resto dovremmo comunicare apertamente, senza alzare la voce. In Italia è quasi una ‘tradizione’ che i genitori gridano ai loro figli, semplicemente perché sono i genitori. Non si ascoltano a vicenda. Come Padre amorevole e paziente Dio ci insegna come essere un bravo genitore. E Gesù ci insegna come possiamo essere bravi figli. Come Egli onora il Padre, così dobbiamo onorare i nostri genitori. Sono molto felice con una mamma in Gesù. E tranne nelle faccende in casa (sorride), mamma mi lascia tanto libera. Mi ha insegnato bene che cosa significa responsabilità, si fida di me e l’ha sempre fatto.

M (radiosa): Credo di non essere una mamma cattiva. Grazie anche a Gesù che – ripensando al passato – è sempre stato con me.

photo credit: x1klima Mother and Daugther on the Mont Ventoux via photopin (license)